Per passione mi occupo di patrimonio immateriale e sua salvaguardia, come strumento per favorire la diffusione della Cultura, che mi piace definire una qualità dell'uomo che gli consente di "migliorare l'esistente".
Oltre a questo sono un grande ammiratore di Zygmunt Bauman, che da grande sociologo, qual è, ha affrontato anche il tema della Cultura, o meglio, della sua diffusione.
Partendo dalle sue tesi, come Comitato ci siamo messi a ragionare sulla situazione italiana, ed ecco il risultato:
Ci sono diversi modi per favorire l’incremento culturale di una società o di una comunità, eccone alcuni:
Promuovere EVENTI e favorire l’accesso dei cittadini a tali eventi.
Promuovere ISTITUZIONI CULTURALI e favorire l’accesso dei cittadini a tali istituzioni.
Promuovere e favorire la PRODUZIONE CULTURALE e L’ESPRESSIONE CULTURALE DEI CITTADINI.
Nel primo caso, quello più di moda, l’effetto dovrebbe essere positivo tanto quanto le altre azioni, ma da qualche decennio si tende a promuovere soprattutto GRANDI EVENTI (mostre-spettacolo, enormi allestimenti, mega-festival, eventi-celebrità, ecc…) a scapito delle istituzioni culturali e della promozione della espressione culturale dei cittadini.
Il dato più grave è che sempre più spesso gli eventi si concepiscono in modo da “spaccare i botteghini”, ossia si tende a privilegiare l’impatto mediatico e la spettacolarità, alla qualità, al contenuto culturale e di servizio dell’evento stesso.
Insomma, per citare Bauman: “Oggi si tende a finanziare eventi “culturali” noti solo per la loro notorietà”
Gli EVENTI-CELEBRITÀ hanno l’enorme vantaggio di portare visibilità soprattutto a chi li promuove, ma ciò - in un periodo in cui si riducono drammaticamente i finanziamenti alla cultura – rischia di portare al margine delle politiche culturali tanto le Istituzioni Culturali quanto le iniziative di promozione della espressione culturale dei cittadini.
A ciò deve aggiungersi che i “grandi eventi” sono affidati – nella maggioranza dei casi - ad istituzioni con finalità di lucro, il che ne amplifica ancora di più il contenuto spettacolare e mediatico, più che culturale e di “servizio”.
In definitiva, quello che sta accadendo in Italia, secondo noi, è che si fa sempre meno cultura e sempre più intrattenimento, facendo passare questo per cultura.
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